Mission: la visione olistica

2001-2011:

10 ANNI DI ATTIVITA’: NEL NUOVO LOGO LA VISIONE OLISTICA

Cresciuti GRAZIE A VOI! 

In occasione del 10* anniversario di attività delo Studio abbiamo voluto cambiare “look”, perchè in 10 anni siamo cambiati, siamo marurati, abbiamo progressivamente allargato il campo della ricerca e delle applicazioni in ambito clinico e terapeutico.

Fare psico-terapia oggi non significa infatti soltanto prendere in carico la PERSONA dal punto di vista mentale, occorre avere una visione olistica, un approccio eco-sistemico che possa dare risposte concrete a TUTTA la persona, e che, nel processo di “guarigione” non coinvolga solo la MENTE, ma anche il CUORE, le emozioni, il CORPO, nel movimento e neila sua più autentica espressione di sè, e l’ANIMA, ovvero la parte spirituale, energetica, quella più invisibile ma che diventa, ad un certo punto dell’esistenza terribilmente evidente. Ecco allora le quattro linee curve nel logo, vicino alla A di Sophia. MENTE, CUORE, CORPO E SPIRITO: un nuovo modo di lavorare per un servizio sempre più attento alla globalità e alla complessità della nuova “umanità”.

Olismo: dal greco όλος, cioè “la Totalità”.

La parola, insieme all’aggettivo olistico, è stata coniata negli anni venti da Jan Smuts (1870-1950) uomo politico, intellettuale e filosofo sudafricano, autore di Holism and Evolution (“Olismo ed Evoluzione”) del 1926. Secondo l’Oxford English Dictionary, Smuts ha definito l’olismo come “…la tendenza, in natura, a formare interi che sono più grandi della somma delle parti attraverso l’evoluzione creativa”. L’Olismo è la teoria secondo cui l’intero è un tutto superiore rispetto alla somma delle sue parti. L’intero riveste quindi un significato diverso o superiore rispetto a quello delle singole parti prese autonomamente.

Per fare un esempio tennistico, sarebbe come analizzare il diritto di un giocatore da un punto di vista meramente tecnico senza prendere in considerazione la storia dell’atleta (ha sempre giocato con quella impugnatura? Ha subito infortuni nel corso della sua carriera? Ha avuto sempre lo stesso allenatore? Ha vissuto qualche genere di trauma su quel colpo? Ecc.), oppure la sua “unica” costituzione fisica (articolazioni, mobilità articolare, elasticità….), e così via.

Il termine Olismo viene generalmente associato a una prospettiva generale di carattere intuizionistico e persino tendenzialmente mistico. L’organismo biologico o psichico deve essere studiato in quanto totalità organizzata (in greco holos significa “tutto, intero”) e non in quanto somma di parti discrete. La capacità, quindi, di cogliere una realtà nel suo insieme, cogliendone le interazioni tra le diverse componenti, più che soffermarsi sulla sua composizione meccanica.

L’olismo non è stato portato in Occidente da mistiche esotiche, ma deve la sua diffusione a invenzioni moderne come la televisione, il computer, e trova conferme sempre più inconfutabili nei laboratori più all’avanguardia di fisica subatomica, negli studi dei medici di mentalità più aperta, nei nuovi paradigmi con cui oggi sociologi, psicologi e biologi studiano la realtà. Olismo è semplicemente la disponibilità a focalizzare l’attenzione sull’insieme invece che sul particolare. Se fin’ora l’attenzione era tutta per la ricerca dei mattoni costitutivi della realtà, oggi si riconosce l’importanza di studiare il tessuto che connette. Non più la quantità degli elementi, ma la qualità delle relazioni tra loro. Un approccio analitico allo studio del cervello, per esempio, noterebbe soltanto che dopo i trentacinque anni, il numero dei neuroni diminuisce inesorabilmente, ma con un approccio olistico alla questione si scoprirà che per ogni neurone che scompare si creano nuove sinapsi, nuovi link, potremmo dire, tra i neuroni rimasti. E’ come se in un ufficio diminuissero gli apparecchi telefonici, ma ogni telefono rimasto cominciasse a funzionare come una centralina. Cambia, quindi, la relazione tra gli elementi, offrendo un quadro d’insieme ben diverso dal precedente. Incidentalmente, è proprio la crescita del numero di interconnessioni neuronali che favorisce la capacità di cogliere la realtà nel suo insieme e sembra sia alla base della mitica saggezza degli anziani. Olismo è forse per qualcuno una parola strana, ma basta usare altri termini per rendersi conto quanto ormai rappresenti un concetto che sta entrando a far parte della nostra cultura. Più noto, per alcuni, potrà essere il concetto di “approccio sistemico”, adottato in ecologia, nello studio degli ecosistemi; in psicologia, per comprendere le dinamiche familiari; in medicina, per collegare un disagio emotivo a un problema fisico o un atteggiamento fiducioso a una più pronta guarigione; in fisica, per esplorare le innumerevoli e incredibili implicazioni della teoria della relatività, per cui materia ed energia si rivelano due aspetti della stessa realtà.

Cosa offre l’Olismo in più, rispetto a un approccio analitico nei confronti della realtà? Riconosce l’importanza del singolo fattore, elemento, persona, attribuendogli un ruolo nel contesto in cui vive; pone al primo posto le relazioni dinamiche rispetto alle gerarchie statiche, allarga gli orizzonti guardando il mondo con occhi nuovi, apre le porte a un nuovo progresso nato dallo studio dell’interconnessione tra i diversi aspetti della realtà. L’Olismo pone i presupposti per una civiltà basata sull’interazione creativa su tutti i fronti tra materia ed energia, tra corpo e mente, tra mente e anima, tra popoli e persone

 Nella pagina:

Video di Ervin Laszlo sul Nuovo paradigma olistico

Considerato il fondatore della teoria dei sistemi, candiddato due volte al Premio nobel per la pace, Laszlo nel 2001 ha ricevuto il Goi Award e nel 2005 il Mandir of Peace Prize.È stato direttore dello United Nations Institute for training and Research (UNITAR). Attualmente è consulente del Direttore Generale dell’UNESCO e membro di numerose associazioni scientifiche tra cui la World Academy for Arts and Science.


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